E o ed? A o ad? Trovo sempre tante d eufoniche sbagliate, sia quando correggo bozze sia quando leggo comunicazioni di vario genere come e-mail, articoli, etichette, cartelli. Così ho deciso di scrivere questo articolo, in cui ti spiego quando e perché si usa, oggi, la d eufonica.

Regola generale

Secondo la regola generale, la d eufonica è quella d che si aggiunge alle congiunzioni e e a (che diventano ed e ad) per produrre un suono gradevole quando la parola successiva inizia con la stessa vocale. Il termine eufonico deriva dal greco εὐϕωνία (euphonìa), che significa ‘suono armonico’.

Fino a qualche decennio fa, la d eufonica si usava ogni volta che c’era un incontro di due vocali, uguali o diverse, non faceva differenza. Anche a me, a scuola, avevano insegnato così. Ma la lingua italiana è in continua evoluzione e oggi la regola è cambiata; lo attestano anche l’Enciclopedia Treccani e l’Accademia della Crusca.

Esempi:

  • ed ecco (corretto);
  • ad andare (corretto);
  • ed insieme (sbagliato);
  • ad Enrico (sbagliato).

L’elevato numero di errori nell’utilizzo della d eufonica è dovuto al fatto che molte persone sono ancora “affezionate” alla vecchia regola, o comunque ne subiscono il condizionamento.

Eccezioni: la d eufonica con vocali diverse; l’incontro di sillabe uguali

Vediamo ora le eccezioni. Ovvero quando si usa la d eufonica anche con l’incontro di vocali diverse, o quando non la si usa nonostante l’incontro di vocali uguali. Alla base di queste eccezioni c’è sempre lo scopo di produrre un suono gradevole.

La d eufonica con vocali diverse

La d eufonica si utilizza con l’incontro di vocali diverse quando si tratta di espressioni consolidate dall’uso. Espressioni che, senza la d eufonica, suonerebbero “strane”.

Esempi:

  • ad eccezione;
  • ad esempio.

Possono essere ammesse anche altre espressioni, come per esempio ed io o ad oggi. Non c’è una regola fissa in questo senso. Occorre quindi fare riferimento alle norme redazionali. Se vuoi saperne di più, ti consiglio di leggere anche il mio articolo Le norme redazionali: cosa sono e perché sono fondamentali.

L’incontro di sillabe uguali

Anche se la parola che segue inizia con la stessa vocale, la d eufonica non si usa con l’incontro di sillabe uguali, cioè con le ripetizioni ed-ed e ad-ad. Questo perché si creerebbe una cacofonia, cioè suono sgradevole.

Esempi:

  • e educazione;
  • a Adele.

La d eufonica e la h aspirata nelle parole straniere

Non si usa la d eufonica con le parole straniere (soprattutto inglesi e tedesche) che iniziano con la h aspirata. Questo perché la h aspirata prima della vocale è considerata una consonante e, di conseguenza, non c’è il problema della cacofonia.

Esempi:

  • a hamburger;
  • e Herzog.

La d eufonica e gli incisi

Gli incisi, siano essi fra virgole, trattini o parentesi, già di per sé separano le parole ed evitano l’incontro di vocali uguali. La d eufonica di conseguenza non serve e non va usata.

Esempi:

  • e, evidentemente, avevo sbagliato;
  • sono salita a – ancora non ci credo – tremila metri.

E la od?

In passato la d eufonica si usava anche con la congiunzione o. La regola è ormai desueta e la od non si scrive, anche se dopo c’è una parola che inizia con la stessa vocale. Quando in un testo è presente la od, va sostituita con la o.

Esempi:

  • bracciale o orologio;
  • udito o odorato.

In conclusione

In conclusione, la d eufonica oggi si usa con l’incontro di vocali uguali, salvo eccezioni. Quando scrivi, ricordati di fare riferimento alle norme redazionali per sapere quali espressioni consolidate dall’uso sono ammesse.

Ti lascio i link alle due fonti autorevoli che ti ho citato sopra: l’Enciclopedia Treccani e l’Accademia della Crusca.

E se hai dubbi o domande, o se vuoi sottopormi il tuo testo per una correzione o un altro servizio editoriale, non esitare: contattami!